Si è tenuta nel pomeriggio di oggi, 14 maggio 2026, l’inaugurazione della targa commemorativa apposta nella Tribuna Ovest dello Stadio “Gran Sasso d’Italia” in memoria di Italo Acconcia, ex calciatore ed ex allenatore originario di Castelvecchio Subequo (AQ).
Acconcia è stata una figura di grande rilievo per il calcio aquilano e nazionale. Nel corso della sua carriera ha infatti ricoperto il ruolo di Direttore Tecnico delle Squadre Nazionali Giovanili dal 1975 al 1983 e quello di Responsabile delle Rappresentative Nazionali di Lega di Serie B e Serie C dal 1971 al 1974.
Alla cerimonia hanno preso parte il figlio Antonio Acconcia, il presidente della LND Abruzzo Ezio Memmo, il sindaco del Comune dell’Aquila Pierluigi Biondi e l’assessore allo sport del Comune dell’Aquila Vito Colonna.
Nel corso dell’evento sono intervenuti il presidente Memmo, le istituzioni presenti e Antonio Acconcia, che ha ricordato con emozione la figura del padre:
“Mi considero per metà abruzzese. Devo ringraziare le istituzioni, il sindaco e l’assessore Vito Colonna che tanto si sono adoperati per apporre questa gigantografia e questa targa nella tribuna centrale dello stadio dell’Aquila. Sono molto legato a questa città. Ricordo con piacere anche Pietro Scimia, che si è impegnato per mantenere viva la memoria di mio padre.
Oggi i tempi sono cambiati. Quando mio padre lavorava con la rappresentativa nazionale di Serie C e successivamente con la Nazionale Juniores, io praticamente non lo vedevo mai: girava continuamente i campi di periferia. Ha scoperto calciatori come Antonio Cabrini, Giorgio Chinaglia, Marco Tardelli, Roberto Mancini, Gianluca Vialli, i fratelli Beppe e Franco Baresi, Giuseppe Galderisi, Giovanni Galli e Antonio Di Gennaro.
Il calcio di oggi è diverso e purtroppo questo lavoro non esiste più come una volta, perché spesso si preferisce importare giocatori stranieri per interessi legati ai procuratori. Mio padre, però, mi ha lasciato soprattutto un grande esempio umano e professionale. Per farvi capire il suo senso del dovere, ricordo che negli ultimi giorni della sua vita continuava a preoccuparsi di chiamare i giocatori delle rappresentative nazionali Juniores. Vederlo fare questo anche in punto di morte, oltre a provocarmi un grande dolore, mi ha lasciato un insegnamento profondo sul valore del lavoro e della responsabilità.”